Customer experience journey: la gestione del credito come valore

CO-CREIAMO SOLUZIONI
Ascolta i punti chiave dell’articolo
Nel panorama aziendale contemporaneo, il concetto di customer experience journey è diventato un vero e proprio mantra per le imprese che mirano non solo alla sopravvivenza, ma alla leadership di mercato. Tuttavia, esiste un divario significativo tra la teoria accademica del “viaggio del cliente” e la sua applicazione pratica, specialmente nel contesto complesso del B2B e delle multiutility italiane. Spesso, le aziende disegnano mappe di viaggio sofisticate che però si interrompono bruscamente dopo la vendita o la risoluzione di un ticket di assistenza tecnica, ignorando completamente una fase critica: il momento del pagamento e la gestione del credito.
In Sagres, crediamo fermamente che una visione olistica della customer experience (CX) debba necessariamente includere la gestione del credito. Trasformare quello che è spesso percepito come un momento di frizione o di “fastidio amministrativo” in un’opportunità di fidelizzazione e valore è il cuore del nostro approccio. In questo approfondimento esploreremo come ridefinire il customer experience journey, integrando empatia, tecnologie di ascolto avanzate e strategie controintuitive come la “PIG Strategy” per creare relazioni durature e profittevoli.
Indice dell'articolo
ToggleRidefinire il customer experience journey: dove finisce davvero il viaggio?
Tradizionalmente, il customer experience journey viene rappresentato come un percorso lineare che traccia i punti di contatto tra l’azienda e il consumatore: dalla fase di awareness e ricerca del prodotto all’acquisto, fino al customer service post-vendita. Tuttavia, questa visione è limitante e rischia di essere miope. Il viaggio del cliente non termina con l’emissione della fattura o con la chiusura di una pratica di assistenza; il viaggio si conclude realmente solo quando il corrispettivo economico è al sicuro sul conto corrente dell’azienda e il cliente è pronto a riacquistare.
Il “momento della verità” dimenticato: la gestione del credito
La gestione del credito commerciale (credit management) è spesso il grande assente nelle strategie di CX. In Italia, che purtroppo si conferma leader europeo per i ritardi nei pagamenti nei settori B2B e verso la Pubblica Amministrazione, le vendite a credito rappresentano una quota enorme delle transazioni totali. Ignorare l’impatto che il processo di riscossione ha sulla percezione del brand è un errore strategico che può costare caro in termini di churn rate (tasso di abbandono).
Questo è forse il più critico dei “momenti della verità”: un approccio aggressivo, freddo o puramente burocratico nel recupero crediti può distruggere in pochi minuti anni di ottimo lavoro svolto dai reparti commerciale e marketing. Integrare il credit management nel customer experience journey significa trasformare il “recupero” in “gestione della relazione”.
Non si tratta solo di incassare una somma dovuta, ma di salvaguardare la relazione a lungo termine. Un cliente che vive un’esperienza negativa durante la fase di sollecito, magari a causa di un malinteso o di una temporanea difficoltà finanziaria non ascoltata, è un cliente che cambierà fornitore alla prima occasione utile. In Sagres, applichiamo il concetto di “educazione al pagamento”, che mira a responsabilizzare il debitore senza alienarlo, mantenendo intatto il valore del brand committente.
L’umanizzazione del business nel B2B: perché le emozioni guidano le decisioni
Nella customer experience journey esiste una convinzione errata, ancora molto radicata, secondo cui le decisioni nel mondo B2B siano puramente razionali, guidate esclusivamente da fogli di calcolo, comparazione di prezzi e specifiche tecniche. La realtà, supportata dalle nostre ricerche e da una profonda esperienza sul campo, è ben diversa: l’essere umano, anche quando indossa la giacca da buyer o da CFO, non smette mai di essere guidato da dinamiche emotive.
Il ruolo delle emozioni nelle scelte aziendali
I clienti sono persone, non numeri di partita IVA. Le decisioni d’acquisto, anche quelle più complesse, vengono filtrate attraverso la “lente delle emozioni” e solo successivamente giustificate dalla logica razionale. Un sondaggio condotto dal nostro esperto Sergio Rossini ha confermato che il 70% degli intervistati nel settore B2B ritiene che relazioni e fiducia guidino le decisioni molto più del prezzo o del prodotto stesso.
Per comprendere meglio questo fenomeno, possiamo citare Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia, che ci insegna l’esistenza di due sistemi di pensiero:
- Sistema 1: veloce, intuitivo, emotivo e automatico.
- Sistema 2: lento, logico, razionale e faticoso.
Spesso è “l’elefante emotivo” (Sistema 1) a guidare la direzione, mentre il “guidatore razionale” (Sistema 2) cerca semplicemente di giustificare la rotta intrapresa. Colin Shaw ha dimostrato che il legame emotivo con i brand è addirittura più alto nel B2B rispetto al B2C, perché nel contesto aziendale i rischi personali (carriera, reputazione interna) legati a una scelta sbagliata sono molto più elevati. Pertanto, un customer experience journey efficace deve essere progettato per suscitare emozioni positive, fiducia e rassicurazione, specialmente nei momenti di potenziale tensione come un ritardo nei pagamenti.
La sfida del “cliente viscoso”
Nel settore delle multiutility e dei servizi a rete, ci troviamo spesso di fronte al cosiddetto “cliente viscoso”. Si tratta di un utente fedele non necessariamente per soddisfazione estrema, ma per inerzia, per abitudine o per forti legami territoriali. Questo cliente, apparentemente stabile nei database aziendali, è in realtà estremamente sensibile ai picchi emotivi negativi. Una gestione errata di un disservizio tecnico o, peggio, un approccio sgarbato durante una telefonata di recupero crediti, può rompere istantaneamente questa “viscosità”, trasformando un cliente storico in un detrattore accanito che migra verso la concorrenza.
Metodologia di ascolto: la voce del cliente (VoC) come bussola strategica
Per governare realmente il customer experience journey, è indispensabile misurarlo. Tuttavia, misurare non significa semplicemente accumulare dati freddi. Molti strumenti tradizionali, come i lunghi questionari di soddisfazione composti da venti o più domande chiuse, si rivelano oggi inefficaci e talvolta dannosi. Essi rischiano di diventare un ulteriore “pain point”, una frizione che peggiora l’esperienza globale del cliente.
Conversazioni autentiche, non interrogatori
Il metodo Sagres si distingue per l’abbandono dei questionari standardizzati a favore di conversazioni reali. Crediamo nel valore delle domande aperte, quelle che permettono al cliente di esprimersi liberamente, senza essere ingabbiato in categorie predefinite dall’azienda. Chiedere semplicemente “Qual è la ragione principale del voto che ci hai dato?” o “Cosa potremmo fare per rendere la sua esperienza perfetta?” è infinitamente più potente di far compilare una griglia di valutazioni da 1 a 10 su parametri che magari il cliente non ritiene nemmeno prioritari.
Tecnologia e intelligenza artificiale a supporto dell’ascolto
Gestire migliaia di conversazioni aperte genera una mole di dati non strutturati (milioni di parole, sfumature di tono, sentimenti) che sarebbe impossibile analizzare manualmente con precisione. In Sagres, utilizziamo la tecnologia come un ponte per potenziare l’umanità del servizio:
- Voice to text: trascrizione automatica e accurata delle registrazioni audio delle interviste e dei contatti.
- NLP (natural language processing) e AI: analisi semantica avanzata per identificare i concetti chiave ricorrenti, le emozioni prevalenti (rabbia, frustrazione, sollievo) e i driver profondi di soddisfazione.
- Visual reporting: trasformazione di dati complessi in mappe visive chiare e dashboard intuitive per il top management.
Questo approccio ci permette di scoprire “l’inatteso”: tematiche o problematiche che l’azienda non aveva minimamente ipotizzato di indagare, ma che per il cliente rappresentano fattori discriminanti nel suo customer experience journey.
Net promoter system (NPS): oltre il semplice punteggio
L’NPS è spesso criticato perché ridotto a un singolo numero. Ma il problema non è la metrica, è la sua implementazione. L’NPS deve essere un sistema, non solo uno score. In Sagres utilizziamo tre livelli di analisi per ottenere una visione granulare:
| Tipologia di NPS | Scopo Strategico | Orizzonte Temporale |
| NPS Competitivo | Confronto diretto con i competitor per definire il posizionamento di mercato. | Strategico / Lungo termine |
| NPS Relazionale | Valutazione periodica della salute del rapporto globale con il cliente. | Tattico / Medio termine |
| NPS Esperienziale | Feedback immediato dopo un evento specifico (es. acquisto, sollecito, assistenza). | Operativo / Immediato |
Questi indici non vanno mai sommati tra loro in modo indiscriminato, ma analizzati separatamente per identificare esattamente in quale fase del viaggio il cliente sperimenta una caduta di valore o, al contrario, un momento di eccellenza.
Strategia PIG: pain is good – la gestione strategica del dolore
Un errore comune nel disegnare il customer experience journey è l’ossessione di voler eliminare ogni singola forma di attrito o “pain point”. Sebbene l’efficienza sia fondamentale, la strategia “PIG” (pain is good), teorizzata da Sampson Lee e promossa in Italia con grande efficacia da Sergio Rossini, suggerisce un approccio controintuitivo: non tutti i “dolori” devono essere eliminati.
Il valore del “good pain” (dolore buono)
Cercare di eccellere in ogni singolo touchpoint è un investimento insostenibile finanziariamente e, paradossalmente, porta spesso a esperienze piatte, standardizzate e indifferenziate. Al contrario, concentrare le risorse economiche e umane sui momenti che generano il massimo piacere e che sono distintivi del brand (branded pleasures) accettando strategicamente alcune imperfezioni (good pains) può rafforzare drasticamente l’identità dell’azienda.
Analizziamo alcuni esempi celebri di questa strategia:
- IKEA: il cliente accetta di percorrere un labirinto forzato, di non trovare commessi pronti ad aiutarlo in ogni corsia e di doversi montare i mobili da solo (Pain). Questo sacrificio è accettato volentieri in cambio di design moderno a prezzi estremamente accessibili (Pleasure/Brand Promise).
- Ryanair: il passeggero accetta check-in rigidi, aeroporti secondari e l’assenza di comfort gratuiti (Pain) perché la promessa del prezzo più basso sul mercato viene costantemente mantenuta.
- Starbucks: il prezzo elevato di un caffè e le code talvolta lunghe (Pain) sono tollerati perché il cliente riceve in cambio l’esperienza del “Third Place”, un ambiente accogliente e distintivo dove lavorare o rilassarsi.
La chiave del successo risiede nella funzionalità del dolore rispetto alla promessa del brand. Se il servizio clienti è leggermente più lento del previsto, ma il prodotto è eccezionale e il prezzo è competitivo (e questo era il patto iniziale), il cliente rimarrà fedele. Nel credit management, il “dolore” di dover pagare una fattura scaduta può essere trasformato in un’esperienza positiva se gestito con la flessibilità di un piano di rientro personalizzato e con un operatore che agisce come un consulente, non come un esattore.
Case studies: quando la CX e il credit management si incontrano con successo
L’applicazione pratica dei principi del Metodo Sagres dimostra come l’integrazione tra la cura del cliente e la gestione del credito generi un valore tangibile, misurabile in termini di ROI e di reputazione.
Il caso di un’azienda energetica: la gentilezza è una leva economica
In un progetto di “credit quality check” per un’importante azienda del settore energy (paragonabile a realtà come Acea Energia), abbiamo analizzato in profondità l’operato di diverse agenzie di recupero crediti esterne. Attraverso l’analisi qualitativa delle conversazioni e del sentiment, è emerso un dato che ha sorpreso il management: l’agenzia che utilizzava un approccio empatico, gentile e orientato all’ascolto delle problematiche del debitore non solo vantava un NPS decisamente superiore, ma otteneva anche percentuali di incasso effettive migliori rispetto alle agenzie che utilizzavano metodi aggressivi o intimidatori.
I clienti trattati con aggressività si sentivano minacciati e, pur di interrompere il contatto, promettevano pagamenti che non avrebbero onorato, per poi procedere alla disdetta del contratto (churn) non appena possibile. Al contrario, i clienti ascoltati e supportati con piani di rientro sostenibili non solo pagavano il debito, ma rimanevano fedeli all’azienda. Questo caso studio dimostra in modo inequivocabile che l’empatia è una leva economica, non solo un imperativo etico.
La partnership con Schindler Italia: co-creazione ed educazione al pagamento
La collaborazione tra Sagres e Schindler Italia rappresenta un modello di eccellenza nell’integrazione tra CX e credit management. Inizialmente, la gestione del credito soffriva di una mancanza di coordinamento strutturato tra i reparti. Con l’introduzione del Metodo Sagres, la prospettiva è cambiata radicalmente: si è passati da un’attività di mero incasso a una gestione relazionale che coinvolge attivamente la forza vendita.
Il venditore e il “collector” (che in Sagres definiamo brand ambassador) comunicano costantemente. Il cliente viene “educato al pagamento” fin dal momento dell’emissione della fattura, e non solo quando questa scade. Questo approccio proattivo ha portato a risultati straordinari in soli cinque anni:
- Raddoppio dei ricavi.
- Dimezzamento del capitale circolante netto.
- Trasformazione del credito da problema amministrativo a leva commerciale strategica.
Fives intralogistics e Vimec: l’ascolto profondo per mercati complessi
Per Fives Intralogistics, l’obiettivo era comprendere la percezione reale dei clienti internazionali, superando l’autoreferenzialità tipica delle grandi aziende tecniche. L’uso di domande aperte e l’analisi qualitativa hanno permesso di costruire una base solida per migliorare l’approccio strategico globale.
Similmente, per Vimec, l’analisi testuale avanzata delle interazioni ha fatto emergere dettagli “di pancia” e aree di miglioramento che i classici questionari non avrebbero mai rilevato. Identificare le piccole frustrazioni del cliente in fasi specifiche del suo customer experience journey ha permesso a Vimec di intervenire tempestivamente per consolidare la propria posizione di eccellenza in un mercato altamente competitivo.
Il futuro: citizen experience e l’imperativo della digitalizzazione
Il concetto di customer experience journey non è più confinato esclusivamente al settore privato. Si sta evolvendo rapidamente anche nel settore pubblico, trasformandosi in citizen experience. Il cittadino, pur non potendo spesso scegliere il proprio fornitore (si pensi ai monopoli della PA o dell’edilizia pubblica), ha oggi aspettative di facilità, velocità e trasparenza del tutto simili a quelle che sperimenta come cliente di Amazon o Netflix.
Progetti come quello realizzato da Sagres con ATER Potenza dimostrano che applicare metriche di soddisfazione e una gestione del credito “umanizzata” anche nell’edilizia residenziale pubblica migliora non solo l’efficienza degli incassi, ma anche la pace sociale e la percezione del servizio pubblico.
La sfida tecnologica: abbattere i silos aziendali
Nonostante i benefici siano evidenti, la strada verso la piena digitalizzazione è ancora lunga. Una ricerca condotta dal Politecnico di Milano in collaborazione con Sagres ha evidenziato dati contrastanti:
- Il 61% delle aziende gestisce ancora il credito avvalendosi principalmente di fogli Excel, strumenti rigidi e inclini all’errore umano.
- Solo il 20% delle aziende dichiara di utilizzare l’intelligenza artificiale in ambito creditizio.
C’è un enorme spazio di miglioramento per integrare CRM, software di credit management proprietari (come il nostro Sagest) e piattaforme di analisi della CX. L’obiettivo deve essere quello di abbattere i silos aziendali: i dati del credito devono parlare con i dati del marketing e con quelli del customer care. Solo così il customer experience journey può diventare un flusso informativo coerente che guida le decisioni del CFO e del CEO.
La CX senza cambiamento è solo un hobby
Arrivati a questo punto, è fondamentale fare una riflessione finale: misurare il customer experience journey, raccogliere feedback entusiastici o calcolare un NPS elevato sono attività totalmente inutili se non sono seguite da un’azione concreta. Come amiamo ripetere in Sagres, la CX che non produce cambiamento è solo un hobby costoso.
Il vero obiettivo della misurazione è il miglioramento continuo e la trasformazione strategica dei processi aziendali. Per le imprese italiane, la sfida per i prossimi anni si gioca su due fronti:
- Integrare il credit management nel journey: smettere di vedere il recupero crediti come un’attività isolata, punitiva e puramente finanziaria. Occorre iniziare a gestirla come un momento chiave della relazione, dove la fiducia viene testata e consolidata.
- Passare dal dire al fare: molte aziende si dichiarano “customer centric” nei loro siti web o nei report annuali, ma poche hanno realmente processi, tecnologie e, soprattutto, una cultura aziendale che metta le persone al centro di ogni decisione.
Come hanno dimostrato i casi di successo di Schindler e delle grandi utility energetiche che abbiamo seguito, investire in una customer experience che abbraccia anche i momenti “difficili” — come il pagamento di un debito o la risoluzione di un reclamo amministrativo — non è solo una questione di immagine coordinata. È una scelta strategica di business che protegge il fatturato attuale, aumenta il customer lifetime value e garantisce la sostenibilità dell’azienda nel lungo periodo.
In Sagres, il nostro approccio è chiaro e trasparente: co-creiamo soluzioni “sartoriali” che uniscono l’efficienza operativa del credit management alla delicatezza della customer care. Utilizziamo le tecnologie più avanzate non per sostituire l’uomo, ma per ascoltare con più attenzione la voce del cliente e trasformarla in decisioni strategiche consapevoli. Perché, in ultima analisi, dietro ogni transazione, ogni fattura e ogni contratto, ci sono persone. E sono la qualità e la profondità delle relazioni umane a determinare, ieri come oggi, il successo o il fallimento di un business.
Scarica la presentazione pdf
Altri articoli di Blog
-
L’importanza della control room nel contact center moderno -
Customer experience journey: la gestione del credito come valore -
Come migliorare la gestione del credito aziendale? -
I 5 KPI fondamentali nella customer care -
Customer experience: quando l’Agentic AI incontra l’empatia -
Contact Center & AI: Tecnologia che misura. Persone che comprendono. -
Outsourcing customer care: da fornitore a partner strategico -
Agenzie per recupero crediti: l’alternativa strategica di Sagres -
Service call center: andare oltre il TGM -
Recupero crediti: le strategie efficaci e perché la prevenzione è la chiave
International Development & CX
Sergio Rossini, in Sagres dal 2021, dopo una lunga esperienza in aziende multinazionali dove ha ricoperto il ruolo di Group Head of Customer Experience, ha deciso di concentrarsi in Sagres sull’innovazione metodologica, tecnologica e organizzativa della gestione della CX.
Il focus dei sistemi di ascolto della Voce del Cliente progettati da Sergio, non è tanto sulla misura della soddisfazione (voto), ma sul PERCHE’ un brand o un prodotto/servizio viene percepito positivamente o negativamente e sulla definizione dei piani di miglioramento che devono giocare un ruolo determinante nella strategia aziendale.
"Perché la CX senza cambiamento, è solo un hobby"
- Sergio Rossini
- Sergio Rossini
- Sergio Rossini
- Sergio Rossini
- Sergio Rossini
- Sergio Rossini
- Sergio Rossini
- Sergio Rossini
- Sergio Rossini
- Sergio Rossini
- Sergio Rossini
- Sergio Rossini
- Sergio Rossini
- Sergio Rossini










